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Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Gianantonio Battistella, Martin Bilinovac, Andrea Botto, Gaia Cambiaggi, Henri Cartier-Bresson, Vincenzo Castella, Andrea Cavazzuti, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci


Antonello Di Gennaro, Martin Errichiello, Vittore Fossati, Fulvio Ventura, Carlo Garzia, Luigi Ghirri, Guido Guidi, Shelley Hill, Mimmo Jodice, Gianni Leone, Allegra Martin, Filippo Menichetti, Maurizio Montagna, Claude Nori, Anna Pech, Armando Perna, Natalia Philomena Jobe, Folco Quilici, Sarah Rinderer, Marcello Ruvidotti, Umberto Sartorello, Francesco Stelitano, Giulia Ticozzi, Ernesto Tuliozi, Andrea van der Straeten, Cuchi White

 

MIP – Matera International Photography APS-ETS consolida il proprio impegno nella costruzione di processi culturali capaci di mettere in relazione patrimonio, territorio e comunità, rinnovando la ricerca intorno alla fotografia e ai linguaggi visivi contemporanei. Attraverso mostre, attività culturali e progetti diffusi nella città di Matera, l’immagine diventa uno strumento per interrogare i luoghi, restituirne la complessità e accogliere la pluralità delle identità che li attraversano. Gli spazi espositivi si configurano così come luoghi di incontro e di scambio, nei quali autori, comunità e pubblico possono confrontarsi attraverso differenti forme di visione.

È nella relazione tra immagine, memoria e tempo che Archivi Ritrovati – II edizione, progetto curatoriale di Carla Cantore, individua il proprio campo di ricerca. Docente di Fototerapia nel Master di II livello in Neuroestetica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Cantore intreccia arte, percezione e processi cognitivi in una prospettiva che guarda al patrimonio fotografico e documentario del MIP non come a una materia conclusa, ma come a una forma di conoscenza ancora disponibile allo sguardo.

Inserito nel programma del MIPphest2026 – 10^ Festival Internazionale di Fotografia e Arti Visive, diretto da Antonello Di Gennaro e dedicato, per la sua decima edizione, al tema Orizzonti fluidi”, il progetto riunisce fotografie, pubblicazioni, opere poco note e materiali inattesi. Non per ricostruire una storia già data, ma per osservare ciò che accade quando immagini e documenti appartenenti a tempi e contesti differenti vengono nuovamente accostati. La distanza cronologica e geografica non viene annullata: diventa, al contrario, parte del campo di lettura, permettendo alle opere di generare corrispondenze, contrasti e nuove prossimità.

In questa prospettiva, recuperare non coincide semplicemente con conservare o riportare alla luce. Significa sottrarre i materiali alla loro condizione di testimonianze concluse e restituirli alla possibilità di essere nuovamente interrogati. Un’immagine, ricollocata accanto ad altre immagini e sottoposta a uno sguardo diverso, può modificare la propria posizione e con essa il proprio significato. Il tempo non chiude necessariamente il senso dell’archivio: può diventare ciò che permette di riaprirlo.

Questa pluralità di tempi e di prospettive trova in Matera un punto di particolare intensità. La città, con la sua storia stratificata e con la compresenza di tracce appartenenti a epoche differenti, diventa il primo luogo attraverso cui leggere il rapporto tra immagine, memoria e trasformazione. È una condizione che dialoga con “Terre Immerse”, tema di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, dove l’idea di immersione richiama non soltanto ciò che è custodito sotto la superficie, ma anche ciò che nel tempo si deposita, riemerge e continua a modificare il presente.

L’Archivio di Stato di Matera si inserisce in questa riflessione come uno spazio capace di prolungarla. Alle stratificazioni della città corrispondono quelle dell’archivio: documenti, immagini, pubblicazioni e opere appartengono a tempi diversi, ma possono essere ricomposti attraverso un nuovo atto di visione. È in questa possibilità di riaccostamento che il materiale d’archivio acquista una dimensione contemporanea. Non si tratta di ricostruire una memoria, ma di osservare cosa accade quando memorie differenti vengono rimesse in relazione.

È proprio a Matera che questo principio trova la sua prima articolazione, attraverso La storia non si ripete ma si pone in rime” di Andrea van der Straeten, realizzato con la partecipazione di Martin Bilinovac, Natalia Jobe, Anna Pech e Sarah Rinderer. La pubblicazione nasce dall’esperienza maturata a Matera nel 2016, quando un laboratorio temporaneo di arte sperimentale coinvolse studenti e docenti della Kunstuniversität Linz insieme a scienziati, artisti, architetti, filosofi, musicisti e istituzioni locali.

Il progetto osservava la città attraverso la nozione di “simultaneità dell’ineguale”, interrogando la compresenza di tempi diversi e la possibilità che passato e presente convivano nello stesso spazio. Pubblicato nel 2018 da Schlebrügge.Editor in italiano, inglese e tedesco, il volume si colloca in una zona di confine tra libro, mostra, catalogo e rivista. Opere, fotografie, conversazioni e tracce dell’esperienza costruiscono un oggetto editoriale che non si limita a documentare un progetto, ma ne prolunga l’esperienza oltre il momento della sua realizzazione.

Anche la forma grafica partecipa a questa dimensione: i gesti dell’esplorazione — cercare, dispiegare, aprire, voltare — diventano parte della struttura del volume, mentre poster fotografici e lavori video e audio realizzati sul posto ne ampliano la dimensione percettiva. La pubblicazione entra così nella mostra non soltanto come testimonianza di un’esperienza passata, ma come materia ancora capace di produrre nuove letture di Matera.

A questa dimensione si affianca Lucania ’61”, con fotografie di Henri Cartier-Bresson, Antonello Di Gennaro e Folco Quilici. Le immagini riportano lo sguardo sulla Basilicata e sulle trasformazioni del suo paesaggio umano e sociale, restituendo un territorio nel quale natura, comunità e cambiamento appaiono strettamente intrecciati. Il testo critico di Maria Angelastri, nell’edizione del 2019 pubblicata da Giuseppe Barile, accompagna questo nucleo concentrandosi sulla rappresentazione della regione e sulla sua particolare condizione di spazio interno, attraversato da forme di distanza e isolamento che non coincidono necessariamente con una chiusura, ma possono diventare modalità di relazione con il territorio e di costruzione dell’identità.

Riguardare oggi quelle immagini significa mettere in relazione il territorio fotografato con quello contemporaneo, riconoscendo ciò che permane sotto la superficie del cambiamento e ciò che, invece, è profondamente mutato. L’archivio diventa così uno spazio di confronto tra tempi diversi: non restituisce un’immagine definitiva della Basilicata, ma rende leggibili le trasformazioni che hanno attraversato i luoghi e le forme della loro rappresentazione. È nella distanza tra ciò che l’immagine ha registrato e ciò che oggi riconosciamo che il documento acquista una nuova possibilità interpretativa.

Con Viaggio in Italia il percorso si apre al paesaggio italiano attraverso le fotografie di Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Gianantonio Battistella, Vincenzo Castella, Andrea Cavazzuti, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci, Vittore Fossati, Carlo Garzia, Luigi Ghirri, Guido Guidi, Shelley Hill, Mimmo Jodice, Gianni Leone, Claude Nori, Umberto Sartorello, Mario Tinelli, Ernesto Tuliozi, Fulvio Ventura e Cuchi White.

Nato da un progetto ideato da Luigi Ghirri e curato dallo stesso Ghirri insieme a Gianni Leone ed Enzo Velati, il volume viene pubblicato nel 1984 da Il Quadrante di Alessandria in occasione della mostra omonima, accompagnato dai testi Appunti del prof. Arturo Carlo Quintavalle e Verso la foce. Reportage per un amico fotografo di Gianni Celati. La pluralità degli sguardi fotografici entra qui in dialogo con la critica e la letteratura, contribuendo a modificare il modo di guardare il Paese e allontanandosi da una rappresentazione idealizzata per concentrarsi sulla complessità dei luoghi quotidiani, marginali, periferici e in trasformazione.

Il paesaggio diventa, in questa prospettiva, qualcosa di più di uno spazio da rappresentare: è il luogo nel quale si manifestano tensioni tra memoria e presente, natura e costruzione, permanenza e mutamento. La fotografia non registra soltanto ciò che appare, ma rende percepibili le trasformazioni che attraversano la realtà e il modo stesso in cui questa viene guardata.

La pubblicazione Verso il Mediterraneo. Sezioni del paesaggio da Salerno a Reggio Calabria, edita nel 2016 da Planar Books, introduce nel percorso una dimensione ulteriore: quella dell’attraversamento. La ricerca fotografica di Andrea Botto, Gaia Cambiaggi, Martin Errichiello, Filippo Menichetti, Marco Introini, Allegra Martin, Maurizio Montagna, Armando Perna, Marcello Ruvidotti, Francesco Stelitano e Giulia Ticozzi, con una sezione dedicata a Olivo Barbieri, Gabriele Basilico e Mario Cresci, è affiancata dai testi dei curatori Emilia Giorgi e Antonio Ottomanelli e dai contributi di Stefano Boeri e Joseph Grima.

La linea dell’A3 diventa una sezione del paesaggio meridionale, un luogo nel quale infrastrutture, comunità, periferie e territori entrano in relazione. Sviluppata nell’ambito dell’Osservatorio Internazionale sulle Grandi Opere (OIGO), la ricerca nasce da una campagna fotografica che attraversa Campania, Basilicata e Calabria, con l’intento di restituire un ritratto meno consueto di un territorio spesso raccontato attraverso gli stereotipi della cronaca.

La strada diventa un punto di osservazione: seguirla significa registrare trasformazioni fisiche, spostamenti, relazioni, identità e memorie. Il viaggio introduce così una diversa temporalità, quella del movimento, dell’incontro e della trasformazione. È attraverso questo progressivo spostamento che il percorso si avvicina alla dimensione mediterranea, dove il territorio non è più soltanto qualcosa da osservare, ma uno spazio da percorrere e nel quale riconoscere tracce di una storia fatta di spostamenti, permanenze e contaminazioni.

I quattro nuclei non compongono dunque una storia progressiva della fotografia italiana, ma una costellazione di sguardi. Le pubblicazioni e le immagini entrano in relazione attraverso ciò che hanno in comune e, soprattutto, attraverso le distanze che le separano. È proprio in questo spazio di confronto che l’archivio acquista una funzione contemporanea: non certificare ciò che è stato, ma rendere nuovamente disponibili le immagini a un processo di interpretazione.

La presenza dell’Archivio di Stato di Matera rende questa condizione particolarmente evidente. Il luogo della conservazione documentaria viene posto in rapporto con altre forme di memoria: quella istituzionale dei documenti e quella più mobile delle fotografie, dei libri e delle pratiche artistiche. Il contenitore e i materiali che accoglie entrano così in una relazione reciproca, facendo della sede non uno sfondo neutro, ma una componente del progetto.

L’archivio non è soltanto il luogo nel quale la mostra viene ospitata. È il contesto concettuale nel quale la riflessione di Carla Cantore trova una delle sue forme più compiute: conservare significa rendere possibile un ritorno, mentre il ritorno di uno sguardo può modificare ciò che viene conservato. In questa tensione tra permanenza e riattivazione si colloca il senso stesso del ritrovamento.

Da Matera alla Basilicata, dal paesaggio italiano al Mezzogiorno e verso il Mediterraneo, “Archivi Ritrovati – II edizione” costruisce una progressiva apertura dello sguardo. Non una linea, ma una trama di luoghi, immagini e temporalità; non una ricostruzione del passato, ma la possibilità di metterlo nuovamente in relazione con il presente.

Ritrovare non significa tornare indietro. Significa creare le condizioni perché ciò che è stato possa essere nuovamente interrogato. L’archivio non è il luogo nel quale il tempo si arresta, ma quello nel quale può tornare a muoversi, attraverso nuove associazioni, nuove prossimità e nuove forme dello sguardo. La fotografia, nel custodire le tracce del tempo, le consegna alla possibilità di un’altra esperienza: tra passato e presente, tra un luogo e un altro, tra una memoria e una memoria diversa.

Le forme del tempo diventano così le forme attraverso cui i luoghi continuano a essere percepiti, ricordati e reinterpretati. È in questa possibilità di riaprire ciò che sembrava concluso che l’archivio trova la propria contemporaneità e la fotografia la capacità di trasformare una traccia del passato in una domanda ancora rivolta al presente.

All’inaugurazione saranno presenti le Istituzioni, il Direttore dell’Archivio di Stato di Matera Pietro Sannelli, la Presidente del MIP e curatrice Carla Cantore, il Direttore artistico Antonello Di Gennaro e gli artisti.

L’evento è patrocinato dal: Ministero della Cultura, Direzione Generale Archivi, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Basilicata, Archivio di Stato di Matera, Regione Basilicata, Provincia di Matera, Comune di Matera, APT Basilicata, Fondazione Matera Basilicata 2019, Master Universitario di II livello in Neuroestetica, Dipartimento di Medicina dei Sistemi della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e Università degli Studi Aldo Moro Bari.

 

Artisti

Gabriele Basilico (Milano_IT, 1944–2013) è stato architetto e fotografo, tra le figure fondamentali della fotografia italiana contemporanea e uno dei principali interpreti del paesaggio urbano. Dopo gli studi di architettura sviluppa una ricerca rigorosa sul rapporto tra città, architettura e trasformazione territoriale, concentrandosi su periferie, aree industriali, margini urbani e luoghi attraversati dai processi di modificazione economica e sociale. La sua fotografia, priva di intenti documentari convenzionali, costruisce una lettura analitica e al tempo stesso poetica dello spazio contemporaneo, nella quale la città diventa il luogo privilegiato per osservare le trasformazioni della società. Nel 1984 partecipa a Viaggio in Italia, il progetto ideato da Luigi Ghirri che segna una svolta nella rappresentazione del paesaggio italiano, e nel 1986 viene invitato alla Mission Photographique de la DATAR, dove fotografa il territorio francese. Nel 1996 partecipa al progetto Beirut, documentando la città al termine della guerra civile, mentre nel 1999 realizza Porti di Mare, una delle sue più importanti ricerche dedicate ai paesaggi portuali. La sua ricerca è stata esposta in numerose istituzioni e musei come: Pinacoteca Provinciale, Bari (1984), Centre Georges Pompidou, Parigi (1990), Biennale di Venezia (1996, 2002), Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo (2004), MAXXI, Roma (2012), Triennale di Milano (2012), Maison Européenne de la Photographie, Parigi (2014), Palazzo della Ragione, Milano (2017) e Fondazione Prada, Milano (2023). Le sue opere sono conservate nelle collezioni di importanti musei e istituzioni internazionali.

Olivo Barbieri (Carpi_IT, 1954. Vive e lavora a Carpi_IT) è un fotografo e artista visivo tra i protagonisti della fotografia italiana contemporanea, distinguendosi per una ricerca che mette costantemente in discussione il rapporto tra realtà, paesaggio e rappresentazione. Dalla fine degli anni Settanta sviluppa un’indagine sull’illuminazione artificiale, sulla città e sui processi di costruzione e percezione dell’immagine; nel 1984 partecipa a Viaggio in Italia, il progetto promosso da Luigi Ghirri, e dal 1989 viaggia regolarmente in Oriente, soprattutto in Cina, seguendone le profonde trasformazioni urbane e sociali. Dalla metà degli anni Novanta utilizza il fuoco selettivo e le riprese dall’alto per trasformare il paesaggio urbano in una sorta di plastico o modello mentale, mettendo in crisi le consuete modalità di rappresentazione del reale. Partecipa alla Biennale di Venezia (1993, 1995, 1997, 2011, 2013); il Museum Folkwang di Essen gli dedica una prima grande retrospettiva (1996), mentre nel 2003 partecipa a Strangers, prima Triennale di fotografia e video dell’International Center of Photography di New York (2003), e avvia site specific_, progetto fotografico e cinematografico realizzato in oltre sessanta città del mondo. Nel 2005 espone al CCA di Montréal (2005), nel 2006 al Bloomberg Space di Londra (2006) e alla Biennale di Siviglia (2006), nel 2008 presenta site specific_LAS VEGAS 05 al San Francisco Museum of Modern Art (2008), nel 2011 realizza Dolomites Project per il MART di Rovereto (2011), nel 2015 il MAXXI di Roma presenta Olivo Barbieri. Immagini 1978–2014 (2015) e nel 2025 le Gallerie d’Italia di Torino dedicano alla sua ricerca sulla Cina Spazi Altri (2025). Due film della serie site specific_ sono conservati nella collezione del Museum of Modern Art di New York.

Gianantonio Battistella (Italia) è un fotografo italiano la cui ricerca si sviluppa principalmente intorno al rapporto tra fotografia, architettura e territorio, con particolare attenzione al paesaggio costruito e alla memoria dei luoghi. Il suo lavoro si distingue per un approccio analitico alla realtà quotidiana, nel quale l’osservazione dell’architettura e degli spazi urbani e rurali diventa uno strumento per indagare la trasformazione del territorio e il rapporto tra ambiente naturale e intervento umano. Tra il 2004 e il 2006 collabora con il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza alla campagna fotografica dedicata alle architetture di Carlo Scarpa, esperienza che confluisce successivamente nel volume Carlo Scarpa: Atlante delle architetture (2006). Nel 2013 realizza inoltre la campagna fotografica per il volume dedicato alle architetture dell’età romana e tardoantica nel Veneto. Nel 1993 riceve il Color Photography Awards del Photographic Resource Center della Boston University e nel 1996 il Premio Friuli-Venezia Giulia Fotografia. La sua ricerca è stata presentata in importanti rassegne e istituzioni come: Biennale di Venezia, Padiglione Italia (2011, 2013), Metropolitan Museum of Art, New York (2013–2014), Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia, Spilimbergo, Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo e Canadian Centre for Architecture, Montréal.

Martin Bilinovac (Graz_AT, 1981. Vive e lavora a Vienna e Linz_AT) è un artista e fotografo austriaco che sviluppa una ricerca tra fotografia, installazione e pratiche transmediali, concentrandosi sulle relazioni tra immagine, spazio, materia e percezione. Il suo lavoro si distingue per un uso della fotografia intesa non soltanto come strumento di registrazione ma come dispositivo capace di modificare la percezione del reale, creando una continua oscillazione tra superficie, spazio e rappresentazione. Ha ricevuto l’Emanuel und Sofie Fohn Stipendium (2007), il Projektstipendium der Stadt Wien (2008), l’Atelierstipendium a Roma del bm:ukk (2009) e il Projektstipendium bm:ukk (2010). Dal 2010 è docente di fotografia presso la Kunstuniversität Linz, nell’ambito dell’Experimentelle Gestaltung. La sua ricerca è stata presentata in numerose istituzioni e spazi come: galeriekrems / Museum Krems (2022), Märzgalerie Linz (2020), Akademie Graz (2019), Fotogalerie Wien (2011), Fotoforum West Innsbruck (2011), Museum Moderner Kunst Kärnten, Museum für angewandte Kunst, Vienna, Salzburgmuseum, Kunsthalle Wien e Foto Wien. Sue opere sono conservate nelle collezioni della Stadt Graz, del Rupertinum Salzburg, della Stadt Wien e del bm:ukk Wien.

Andrea Botto (Rapallo_IT, 1973. Vive e lavora in Italia) è fotografo e artista visivo, la cui ricerca indaga il paesaggio contemporaneo attraverso il rapporto tra natura, infrastrutture, trasformazioni territoriali e memoria. La fotografia diventa per l’artista uno strumento per leggere la complessità del presente e le stratificazioni prodotte dai processi di costruzione, distruzione e trasformazione del territorio. Particolarmente importanti sono le ricerche dedicate alle grandi opere infrastrutturali, ai cantieri e ai territori segnati da profondi cambiamenti, nei quali la dimensione documentaria si combina con una forte consapevolezza del linguaggio fotografico. Ha ricevuto l’European Prize for Architectural Photography (2005) e il Premio Amilcare Ponchielli e ha esposto in numerose istituzioni e musei come: Bundeskunsthalle, Bonn (2005), Fotomuseum Winterthur (2005), MAXXI, Roma (2007, 2016, 2021), MoCA, Shanghai (2010), Benaki Museum, Atene (2015), MuFoCo, Cinisello Balsamo (2022), Scuderie del Quirinale, Roma (2023), Kunsthalle Darmstadt (2025) e Schauwerk Sindelfingen (2026). Sue opere sono conservate al MAXXI, alla Bibliothèque Nationale de France, al Centre Pompidou e al MuFoCo.

Gaia Cambiaggi (Genova_IT, 1977. Vive e lavora in Italia) è fotografa e artista visiva, la cui ricerca si concentra sul paesaggio, sulla memoria dei luoghi e sulle trasformazioni del territorio. Attraverso una fotografia attenta alla dimensione fisica e percettiva degli spazi, indaga il rapporto tra natura, intervento umano e costruzione dell’identità dei luoghi, privilegiando territori nei quali le trasformazioni contemporanee risultano particolarmente evidenti. Tra le sue ricerche più significative vi sono quelle dedicate al paesaggio ligure e mediterraneo, nelle quali l’osservazione del territorio si accompagna a una riflessione sulla sua stratificazione naturale e antropica. La sua ricerca è stata presentata all’Istituto Centrale per la Grafica, Roma (2016–2017), nell’ambito di importanti iniziative dedicate alla fotografia contemporanea italiana.

Henri Cartier-Bresson (Chanteloup-en-Brie_FR, 1908 – Céreste_FR, 2004) è stato uno dei protagonisti assoluti della fotografia del Novecento e uno dei fondatori di Magnum Photos. Dopo gli studi di pittura con André Lhote, si avvicina alla fotografia nei primi anni Trenta, sviluppando un linguaggio nel quale composizione, geometria, movimento e casualità si incontrano nella ricerca di quell’istante irripetibile che diventerà celebre come “momento decisivo”. Attraverso la fotografia di strada, il reportage e il ritratto, costruisce uno sguardo capace di raccontare tanto la dimensione quotidiana quanto le grandi trasformazioni politiche e sociali del XX secolo, documentando la guerra civile spagnola, la liberazione di Parigi, l’India di Gandhi e la Cina della rivoluzione. Nel 1947 fonda Magnum Photos insieme a Robert Capa, David Seymour, George Rodger e William Vandivert. La sua ricerca è stata esposta in numerose istituzioni e musei come: Julien Levy Gallery, New York (1933), Palacio de Bellas Artes, Città del Messico (1935), Museum of Modern Art, New York (1947), Institute of Contemporary Arts, Londra (1952), Musée des Arts Décoratifs, Palais du Louvre, Parigi (1955), Museum of Modern Art, New York (1968), Grand Palais, Parigi (1970), International Center of Photography, New York (1974), Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris (1980), National Portrait Gallery, Londra (1998), Bibliothèque Nationale de France, Parigi (2003), Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris (2009), Maison Européenne de la Photographie, Parigi (2009), Museum of Modern Art, New York (2010), Art Institute of Chicago (2010), San Francisco Museum of Modern Art (2010), High Museum of Art, Atlanta (2011), Centre Pompidou, Parigi (2014), Palazzo Grassi, Venezia (2020), Cankarjev dom, Lubiana (2020) e Musée Carnavalet, Parigi (2021).

Vincenzo Castella (Napoli_IT, 1952. Vive e lavora a Milano_IT). Tra i protagonisti della fotografia italiana contemporanea, sviluppa una ricerca centrata sulla città, sull’architettura e sulle trasformazioni del paesaggio urbano, utilizzando la fotografia come strumento di osservazione e analisi dello spazio contemporaneo. A partire dagli anni Settanta indaga inizialmente gli ambienti domestici e la dimensione antropologica della città, per poi rivolgere la propria attenzione alla struttura urbana e ai grandi territori metropolitani. Napoli, Milano, Torino, Berlino, Parigi, Helsinki, Gerusalemme e Ramallah diventano così luoghi di una ricerca nella quale la fotografia registra simultaneamente la complessità fisica e sociale dello spazio. Dagli anni Novanta l’utilizzo del grande formato e di punti di osservazione distanti consente all’artista di costruire immagini caratterizzate da una particolare sospensione, nelle quali la città appare come una struttura stratificata e difficilmente riconducibile a una lettura univoca. Negli anni successivi approfondisce inoltre il rapporto tra fotografia, architettura e botanica, realizzando importanti serie dedicate ai giardini e alla rappresentazione della natura costruita. La sua ricerca è stata esposta in numerose istituzioni e musei come: Biennale di Venezia (1993, 2014), Triennale di Milano (2003, 2013, 2016), Maison Européenne de la Photographie, Parigi (2011), MAXXI, Roma (2010, 2016), Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo (2019), Fondazione Palazzo Magnani, Reggio Emilia (2019), Gallerie d’Italia, Torino (2024).

Andrea Cavazzuti (Milano_IT, 1959. Vive e lavora in Cina) Fotografo, artista e videomaker, sviluppa dagli anni Ottanta una ricerca profondamente legata alla Cina, dove si trasferisce nel 1981, interessandosi alla società, alla cultura e alle trasformazioni del Paese attraverso fotografia, cinema e video. Formatosi all’Università Ca’ Foscari di Venezia e successivamente alla Fudan University di Shanghai, costruisce nel corso degli anni un vasto archivio visivo della Cina contemporanea, osservata attraverso la vita quotidiana, gli spazi urbani, le trasformazioni economiche, le relazioni sociali e le persone incontrate durante i suoi viaggi. Le fotografie realizzate negli anni Ottanta, prevalentemente in bianco e nero, restituiscono una dimensione intima e non spettacolare della società cinese, lontana dalle immagini stereotipate del Paese, mentre dagli anni Novanta la sua ricerca si amplia al video, al cinema documentario e alle installazioni multimediali. Il suo lavoro si distingue per uno sguardo diretto e partecipe, nel quale l’esperienza personale diventa strumento per comprendere una società attraversata da profonde trasformazioni. Ha realizzato documentari e produzioni per RAI, ARTE, SRF, ABC e Sky TV e ha collaborato con numerose istituzioni culturali internazionali. La sua ricerca è stata esposta in istituzioni e musei come: Triennale di Milano, Guangdong Museum of Art, Guangzhou, MAXXI, Roma, Carnegie Hall, New York, Museo della Grafica, Pisa (2022), One Art Museum, Pechino (2023), Markor C.A.V.E., Pechino (2026) e Hanshan Art Museum, Suzhou (2026).

Giovanni Chiaramonte (Varese_IT, 1948 – Milano_IT, 2023) Fotografo e teorico dell’immagine, sviluppa una ricerca profondamente legata al rapporto tra luogo, architettura, paesaggio e memoria, facendo della fotografia uno strumento di conoscenza e di riflessione sull’esperienza dello spazio. Influenzato dalla filosofia, dalla letteratura e dalla cultura architettonica, interpreta il paesaggio come il risultato di una stratificazione nella quale natura, storia e presenza umana si incontrano, trasformando il territorio in un luogo capace di custodire la memoria individuale e collettiva. Dalla fine degli anni Settanta realizza numerosi cicli dedicati all’Italia e all’Europa, sviluppando nel tempo una riflessione sulla città, sui confini, sulle periferie e sulla relazione tra spazio naturale e spazio costruito. Particolarmente importanti sono le ricerche dedicate al paesaggio italiano, all’Europa, a Berlino e ai territori mediterranei, nelle quali la precisione della composizione si accompagna a una forte dimensione contemplativa. Parallelamente all’attività fotografica svolge un’intensa attività editoriale e teorica, collaborando con architetti, artisti e studiosi e contribuendo alla diffusione della cultura fotografica italiana. La sua ricerca è stata esposta in numerose istituzioni e musei come: Deutsches Architekturmuseum, Francoforte (1986), Biennale di Venezia (1993, 2013), Triennale di Milano (2003, 2012), Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo (2004), MAXXI, Roma (2006, 2010, 2016), Palazzo Magnani, Reggio Emilia (2010), CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Parma (2014), Palazzo della Ragione, Milano (2015). Sue opere sono conservate nella Collezione permanente del MAXXI di Roma e in importanti collezioni pubbliche e private.

Mario Cresci (Chiavari_IT, 1942. Vive e lavora a Bergamo_IT) è artista e fotografo tra le figure più importanti della sperimentazione fotografica italiana, con una ricerca che attraversa fotografia, grafica, disegno, installazione e libro d’artista. Fin dagli anni Sessanta mette in discussione la funzione documentaria dell’immagine, sperimentando sovrapposizioni, fotomontaggi, sequenze e interventi sulla fotografia e sviluppando una riflessione sul rapporto tra memoria, identità e trasformazione sociale. Il lungo soggiorno in Basilicata, tra il 1967 e gli anni Ottanta, diventa centrale nella sua ricerca, portandolo a confrontarsi con il paesaggio, la cultura popolare e le trasformazioni antropologiche del Mezzogiorno attraverso uno sguardo lontano tanto dal reportage tradizionale quanto dalla fotografia puramente documentaria. Nel 1967 riceve il Premio Niépce per l’Italia e nel 1969 realizza al Diaframma di Milano una delle prime installazioni fotografiche in Europa. La sua ricerca è stata esposta in numerose istituzioni e musei come: Biennale di Venezia (1972, 1993), Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo (2004), MAXXI, Roma (2010, 2016), MART, Rovereto (2011), Fondazione Prada, Milano (2015), Museo di Fotografia di Charleroi (2018) e Gallerie d’Italia, Torino (2022). Sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche italiane e internazionali, tra cui la Collezione del MAXXI.

Antonello Di Gennaro (Matera_IT, 1961. Vive e lavora a Matera). Fotografo e artista visivo, attivo dagli anni Ottanta, sviluppa una ricerca autoriale incentrata sul paesaggio, l’architettura, la memoria e l’identità dei luoghi, con particolare attenzione al Mediterraneo e alla città di Matera. Il suo lavoro combina fotografia documentaria e ricerca artistica, restituendo una lettura personale dei mutamenti culturali e sociali dei territori. Ha collaborato alla realizzazione di oltre ottanta volumi e cataloghi d’arte; le sue opere sono state presentate in importanti mostre e rassegne dedicate alla fotografia contemporanea in Italia e all’Estero. Nel 2017 è selezionato a Lishui come ambasciatore italiano per la fotografia professionale nella categoria Art, nel 2018 ottiene la qualifica QIP – Qualified Italian Photographer nella sezione Architettura e nel 2019 una Honorable Mention FIIPA per la fotografia Still Life. Ha collaborato con la Triennale di Milano, Poli.Design, il Circolo La Scaletta e le Grandi Mostre nei Sassi di Matera. La sua ricerca è stata esposta in importanti istituzioni e sedi come: Centro Internazionale per la Fotografia Italiana, Lishui (2017), Galleria Spazio Murat, Bari (2006), Palazzo dell’Arte – Triennale di Milano (2007) , Palazzo Arnone, Cosenza (2015), Archivio di Stato, Torino (2015), Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio, Rapolano Terme (2018), Castello – Polo Museale, Barletta (2018), Museo Nazionale Ex Ospedale San Rocco, Matera (2019), Anteo Palazzo del Cinema – Museo della Permanente, Milano (2019), Museo Leonardo Sinisgalli, Montemurro (2021), Museo del Territorio, Mesagne (2021), Palazzo Comunale, Modena (2021), Palazzo Storico Cavalcanti, Verbicaro (2024). Nel 2025 pubblica Effimero permanente, a cura di Roberto Lacarbonara, volume che raccoglie oltre trent’anni della sua ricerca fotografica dedicata all’arte scultorea realizzata a Matera; nel 2026 è protagonista di un artist talk alla Fotogalerie Wien ed è direttore artistico di MIP – Matera International Photography.

Martin Errichiello (Napoli_IT, 1987. Vive e lavora a Napoli_IT) è artista visivo la cui pratica attraversa fotografia, video, film, installazione e scrittura, sviluppando narrazioni nelle quali storia, memoria e trasformazioni sociali si intrecciano. Il suo lavoro parte spesso dall’osservazione di territori e comunità per costruire racconti nei quali documentazione e finzione convivono, mettendo in discussione le modalità tradizionali della rappresentazione fotografica. Attraverso un approccio fortemente legato alla ricerca, l’artista indaga le conseguenze della storia sui luoghi e sulle persone, con particolare attenzione al Mezzogiorno e alle sue trasformazioni. Ha ricevuto il Pesaresi Prize, il Mutti Prize e il FOAM Talent e ha esposto presso Foam, Amsterdam, Triennale Milano e in numerose istituzioni e festival internazionali. È tra gli artisti coinvolti nel progetto Verso il Mediterraneo, presentato all’Istituto Centrale per la Grafica di Roma (2016–2017).

Vittore Fossati (Alessandria_IT, 1954. Vive e lavora ad Alessandria_IT) è fotografo tra gli interpreti più originali della nuova fotografia italiana del paesaggio, sviluppando una ricerca rivolta ai luoghi ordinari, alle geografie marginali e agli spazi apparentemente privi di interesse, nei quali l’atto del fotografare diventa soprattutto esperienza del vedere. Attraverso immagini attente alla dimensione quotidiana e alla relazione tra natura e intervento umano, costruisce una geografia intima del territorio, nella quale il paesaggio diventa memoria, percezione e racconto. La sua pratica si sviluppa spesso attraverso collaborazioni con scrittori, artisti e altri fotografi, dando origine a libri e progetti nei quali fotografia e parola si incontrano. Nel 2004 realizza con Maurizio Magri il documentario Viaggio in Italia. I fotografi vent’anni dopo e nel 2007 pubblica con Giorgio Messori Viaggio in un paesaggio terrestre. La sua ricerca è stata esposta in istituzioni e musei come: Castello Sforzesco, Milano, IX Mostra Internazionale di Architettura, Venezia (2004), X Mostra Internazionale di Architettura, Venezia (2006), Galleria d’Arte Moderna, Bologna, MAXXI, Roma, Fondazione Fotografia, Modena (2011) e Palazzo Monferrato, Alessandria (2024).

Fulvio Ventura (Torino_IT, 1941 – Ghiffa_IT, 2020) è stato fotografo e ricercatore, tra gli interpreti della nuova fotografia italiana del paesaggio, sviluppando una ricerca personale sul rapporto tra natura, memoria e percezione. Dopo aver lavorato come assistente di Ugo Mulas, si avvicina alla fotografia del territorio concentrandosi su luoghi ordinari, paesaggi naturali e spazi marginali, attraverso immagini caratterizzate da rigore compositivo e sensibilità per le variazioni della luce. Nel corso degli anni approfondisce il rapporto tra fotografia e natura, sviluppando ricerche dedicate ai giardini, all’acqua e al paesaggio del Verbano. La sua ricerca è stata esposta in numerose istituzioni e musei come: Galleria Il Diaframma, Milano (1975), Rencontres de la Photographie, Arles (1978), Bibliothèque Nationale, Parigi (1979), Biennale di Venezia (1993), Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo (2004, 2006), MAXXI, Roma (2007, 2010), Scuderie del Quirinale, Roma (2023), Palazzo dei Musei, Reggio Emilia (2023) e Istituto Italiano di Cultura, Parigi (2024).

Carlo Garzia (Bari_IT, 1944. Vive e lavora a Bari_IT) è fotografo italiano la cui ricerca si sviluppa intorno al rapporto tra immagine, memoria, territorio e cultura, con una particolare attenzione al Mezzogiorno e alla Puglia. Il suo lavoro nasce dall’osservazione dei luoghi e delle trasformazioni del paesaggio, indagando attraverso la fotografia la persistenza della memoria e i segni lasciati dal tempo sulle architetture, sui territori e sulle comunità. La sua ricerca, caratterizzata da uno sguardo essenziale e meditativo, restituisce un’immagine del Sud lontana dalla rappresentazione folkloristica, concentrandosi piuttosto sulla dimensione quotidiana e sulla stratificazione storica dei luoghi. Nel corso della sua attività ha realizzato numerose campagne fotografiche dedicate alla Puglia e al paesaggio mediterraneo, sviluppando una riflessione sul rapporto tra identità e territorio. La sua ricerca è stata presentata in importanti sedi espositive come: Pinacoteca Provinciale, Bari, Museo della Fotografia, Cinisello Balsamo, Palazzo Lanfranchi, Matera, Museo Pino Pascali, Polignano a Mare e Castello Carlo V, Lecce (2022), che gli ha dedicato un’ampia mostra antologica.

Luigi Ghirri (Scandiano_IT, 1943 – Reggio Emilia_IT, 1992) è stato uno dei protagonisti assoluti della fotografia italiana del Novecento e uno dei principali innovatori del linguaggio fotografico contemporaneo. Autodidatta, si avvicina alla fotografia nei primi anni Settanta sviluppando una ricerca nella quale paesaggio, architettura, mappe, atlanti, insegne, oggetti e immagini riprodotte diventano strumenti per interrogare il rapporto tra realtà e rappresentazione. La sua fotografia nasce dall’idea di un “guardare” capace di trasformare la percezione in pensiero visivo, attraverso immagini caratterizzate da equilibrio, sospensione e attenzione alla dimensione poetica del quotidiano. Nel 1979 la mostra Vera fotografia presenta per la prima volta in maniera organica le diverse ricerche sviluppate dall’artista, mentre negli anni Ottanta approfondisce il rapporto tra fotografia, architettura e paesaggio collaborando con Aldo Rossi, Giorgio Morandi e numerosi intellettuali. Nel 1984 concepisce e cura Viaggio in Italia, esperienza fondamentale per la fotografia italiana contemporanea. La sua ricerca è stata esposta in importanti istituzioni e musei come: Musée Réattu, Arles (1976), Biennale di Venezia (1978), Università di Parma (1979), Musée Nicéphore Niépce, Chalon-sur-Saône (1989), Centre Georges Pompidou, Parigi (1991), MAXXI, Roma (2013), Museo Reina Sofía, Madrid (2018), Jeu de Paume, Parigi (2019) e Palazzo Ducale, Genova (2023). Le sue opere sono conservate nelle collezioni di numerosi musei internazionali.

Guido Guidi (Cesena_IT, 1941. Vive e lavora a Cesena_IT) è tra i maggiori interpreti della fotografia italiana contemporanea e ha sviluppato per oltre cinquant’anni una ricerca radicalmente concentrata sui territori ordinari, agricoli e periurbani. Attraverso immagini realizzate prevalentemente in grande formato e caratterizzate da una particolare attenzione alla luce, alla distanza e alle minime variazioni del paesaggio, l’artista trasforma luoghi apparentemente anonimi in spazi di osservazione della realtà e del linguaggio fotografico. Il suo lavoro rifiuta tanto la spettacolarizzazione quanto la ricerca del pittoresco, concentrandosi sulle periferie, sulle strade, sulle architetture comuni e sui margini del territorio, dove il paesaggio diventa un’esperienza lenta e meditativa. Parallelamente all’attività artistica ha svolto un’importante attività didattica, contribuendo alla formazione di diverse generazioni di fotografi. La sua ricerca è stata esposta in numerose istituzioni e musei come: Canadian Centre for Architecture, Montréal (1991), Biennale di Venezia (1995), Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo (2004), MAXXI, Roma (2010, 2024), Fotomuseum Winterthur (2014), Fondation Henri Cartier-Bresson, Parigi (2017), CCA, Montréal (2019) e Museo Reina Sofía, Madrid (2021). Nel 2024–2025 il MAXXI di Roma gli ha dedicato Col tempo, 1956–2024, la più ampia mostra monografica mai realizzata sul suo lavoro, con oltre 400 fotografie e numerosi materiali d’archivio. Le sue opere appartengono alla Collezione Fotografia del MAXXI Architettura e Design contemporaneo.

Shelley Hill (Long Beach, California_USA, 1950) è artista, fotografa e fotogiornalista statunitense, la cui ricerca si concentra sul paesaggio, sulla percezione dei luoghi e sulle trasformazioni del territorio. Il suo lavoro si inserisce nella stagione di rinnovamento della fotografia di paesaggio tra gli anni Settanta e Ottanta, caratterizzata dal superamento della rappresentazione monumentale a favore di uno sguardo rivolto agli spazi quotidiani, alle periferie e alle modificazioni del territorio. Nel 1984 viene invitata da Luigi Ghirri a partecipare a Viaggio in Italia, contribuendo con le proprie immagini alla costruzione di una nuova rappresentazione del paesaggio italiano; una delle fotografie realizzate per il progetto è Fiumicino, Roma, 1983. La sua ricerca è stata riproposta in importanti esposizioni dedicate alla storia del progetto e della fotografia italiana come: Triennale di Milano (2012), Istituto Italiano di Cultura, Parigi (2024–2025), Istituto Italiano di Cultura, Londra (2025), Museo di Arte Turca e Islamica, Istanbul (2025), Pinacoteca Metropolitana Corrado Giaquinto, Bari (2025). Le sue opere sono conservate nel fondo Viaggio in Italia del Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo.

Mimmo Jodice (Napoli_IT, 1934. – Napoli_IT, 2025) è tra i grandi maestri della fotografia italiana contemporanea, con una ricerca che attraversa archeologia, architettura, città e paesaggio, trasformando il Mediterraneo in uno spazio sospeso tra memoria, storia e tempo. A partire dagli anni Settanta sviluppa un linguaggio rigoroso e personale, nel quale il bianco e nero, l’assenza della figura umana e la particolare costruzione dello spazio producono immagini nelle quali la realtà sembra trasformarsi in una visione mentale. Napoli, Roma, Pompei, Atene e le città del Mediterraneo diventano luoghi attraverso cui riflettere sulla persistenza del passato nel presente, mentre le sue ricerche più recenti approfondiscono il rapporto tra natura, architettura e memoria. Nel 2003 riceve il Premio Antonio Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei e nel 2011 viene nominato Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres. La sua ricerca è stata esposta in numerose istituzioni e musei come: Musée Réattu, Arles (1988), Philadelphia Museum of Art (1995), Kunstmuseum Düsseldorf (1996), Maison Européenne de la Photographie, Parigi (1998, 2009), Museo di Capodimonte, Napoli (1998, 2008), Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (2000), Castello di Rivoli, Torino (2000), Palazzo delle Esposizioni, Roma (2009), Museo del Louvre, Parigi (2011), Museo Madre, Napoli (2016), MAST, Bologna (2017), Multimedia Art Museum, Mosca (2018).

Gianni Leone (Bari_IT, 1945. Vive e lavora in Italia) è fotografo, curatore e studioso della fotografia, figura importante nella diffusione e valorizzazione della cultura fotografica italiana e meridionale. La sua attività si sviluppa tra ricerca fotografica, organizzazione di mostre, editoria e conservazione, con particolare attenzione agli autori e alle esperienze che hanno contribuito al rinnovamento della fotografia italiana contemporanea. La sua esperienza nel campo della fotografia del Mezzogiorno si intreccia con l’attività di ricerca e valorizzazione del territorio, contribuendo alla costruzione di una nuova attenzione verso il paesaggio e la cultura fotografica italiana.

Allegra Martin (Vittorio Veneto_IT, 1980. Vive e lavora a Milano_IT) è fotografa e architetta, la cui ricerca esplora il rapporto tra spazio, architettura, città e identità. La formazione architettonica si riflette in un lavoro attento alla costruzione dell’immagine e alla relazione tra corpo, ambiente e spazio abitato, attraverso fotografie nelle quali l’architettura diventa spesso metafora di condizioni personali e sociali. La sua ricerca è stata presentata in Italia e all’estero, con mostre personali e collettive dedicate alla fotografia e all’architettura contemporanea, tra cui: MAXXI, Roma (2024–2025), CRAF, Spilimbergo (2025), Schauwerk Sindelfingen (2026) e diverse istituzioni italiane dedicate all’architettura e alla fotografia.

Filippo Menichetti (Italia) è fotografo e artista visivo, la cui ricerca si concentra sul paesaggio contemporaneo e sulle trasformazioni dei territori marginali, osservando le relazioni tra infrastrutture, natura e presenza umana. Il suo lavoro privilegia gli spazi di passaggio e le aree attraversate da processi di cambiamento, utilizzando la fotografia come strumento di osservazione delle tensioni tra ambiente e costruzione. La sua ricerca è stata presentata nell’ambito di Verso il Mediterraneo, progetto dedicato al paesaggio attraversato dall’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, presso l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma (2016–2017).

Marco Introini (Milano_IT, 1968) è fotografo e architetto, tra gli autori italiani che hanno sviluppato una ricerca rigorosa sul paesaggio costruito, sull’architettura e sulle infrastrutture. La sua formazione architettonica orienta lo sguardo verso la struttura dello spazio e verso le trasformazioni prodotte dall’intervento umano, con particolare attenzione al territorio italiano e alle sue stratificazioni storiche. Attraverso una fotografia documentaria di grande precisione, ha realizzato campagne dedicate all’architettura lombarda, ai monumenti, agli scali ferroviari e ai grandi territori infrastrutturali. Le sue opere sono conservate in collezioni come MAXXI, CSAC, Museo MAGA e Fondazione AEM. La sua ricerca è stata esposta al MAGA, Gallarate (2016), alla Biennale di Architettura di Pisa (2019), al Centro Culturale Candiani, Venezia (2021) e all’Istituto Centrale per la Grafica, Roma (2016–2017).

Maurizio Montagna (Milano_IT, 1953. Vive e lavora a Milano_IT) è fotografo italiano la cui ricerca si concentra sul paesaggio urbano, sull’architettura e sulle possibilità del linguaggio fotografico. Attraverso l’utilizzo della grande macchina fotografica e una particolare attenzione alla struttura formale delle immagini, mette in discussione il carattere puramente documentario della fotografia, costruendo progetti nei quali rappresentazione e interpretazione del territorio coincidono. Le sue ricerche hanno affrontato cartelloni pubblicitari, architetture, torri, infrastrutture e paesaggi, sviluppando una riflessione sulla relazione tra spazio costruito e percezione. La sua ricerca è stata esposta in numerose istituzioni come: Triennale di Milano (2002, 2009, 2013, 2015), Fondazione Ragghianti, Lucca (2007), Galleria d’Arte Moderna, Gallarate (2009), Hunter College, New York (2012), MAGA, Gallarate (2013), Palazzo Poli – Istituto Centrale per la Grafica, Roma (2016) e MAGA, Gallarate (2023).

Claude Nori (Toulouse_FR, 1949. Vive e lavora a Biarritz_FR) è fotografo, editore e una figura centrale della fotografia francese degli anni Settanta e Ottanta. Nel 1974 fonda Contrejour, casa editrice, rivista e galleria che diventa rapidamente uno dei principali luoghi di diffusione della nuova fotografia europea, pubblicando e promuovendo numerosi autori internazionali. Parallelamente sviluppa una ricerca fotografica personale caratterizzata da un approccio intimo e autobiografico, nel quale viaggio, memoria, amicizia e quotidianità si intrecciano attraverso immagini spesso sospese tra realtà e ricordo. Nel 1984 partecipa a Viaggio in Italia, mentre nel 1999 fonda a Biarritz il festival Terre d’Images, consolidando il proprio ruolo anche come promotore della cultura fotografica. La sua ricerca è stata presentata alla Maison Européenne de la Photographie, Parigi (2012), alla Maison de la Photographie, Lille, e ai Rencontres d’Arles, oltre che alla Galerie Polka, Parigi (2015, 2016, 2017).

Anna Pech (Vienna_AT, 1988. Vive e lavora a Linz_AT) sviluppa installazioni e interventi spesso effimeri, fortemente legati al luogo e caratterizzati da una dimensione sociale e politica. Il contesto architettonico e istituzionale diventa parte integrante del processo creativo, trasformando lo spazio espositivo in un luogo di esperienza, relazione e partecipazione nel quale la dimensione individuale dell’opera entra in dialogo con quella collettiva. Ha studiato Raum- und Designstrategien e Bildende Kunst – Experimentelle Gestaltung presso la Kunstuniversität Linz, dove dal 2021 insegna e sviluppa la propria attività artistica e di ricerca. Nel 2025 è stata protagonista della 36ª edizione di kunstzeit presso la Katholische Hochschulgemeinde di Linz con l’installazione audiovisiva Raum der Stimme (2025).

Armando Perna (Reggio Calabria_IT, 1981. Vive e lavora in Italia). Fotografo documentario, sviluppa una ricerca incentrata sul paesaggio, l’architettura e le trasformazioni sociali e territoriali. Dal 2011 documenta l’ammodernamento dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, esperienza confluita nel progetto Presente Infinito, pubblicato nel 2023 da Rubbettino. Tra il 2013 e il 2018 realizza The Twilight World, dedicato al campo palestinese di Shatila a Beirut. Nel 2018 è nominato da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia per la piattaforma FUTURES; nel 2013 il progetto A3_Sa-Rc è finalista al premio architekturbild – European Prize for Architectural Photography. Tra le principali mostre: ShowCase – Planar, Museo Pino Pascali, Polignano a Mare (2017); Verso il Mediterraneo, Istituto Centrale per la Grafica, Roma (2018); Un paesaggio instabile. Calabria 1783/2018, Roma (2018); Cemento, VOGA Art Project, Bari (2025).

Natalia Philomena Jobe (1992. Vive e lavora a Vienna_AT) è un’artista e ricercatrice la cui pratica si sviluppa tra arti visive, ricerca speculativa, teoria critica e pratiche collettive, distinguendosi per un’indagine sulle relazioni tra corpi, ecologie, tecnologia, memoria e strutture sociali e politiche. Attraverso installazioni, immagini in movimento, ricerca e collaborazione interdisciplinare, l’artista mette in relazione forme di conoscenza marginali, ecologie materiali e processi di trasformazione, costruendo situazioni nelle quali dimensione scientifica, storica e politica si intrecciano con la possibilità speculativa dell’immaginazione. Nel 2020 co-fonda con Stepha Katara ὑφή, progetto di ricerca artistica dedicato alle interconnessioni tra microrganismi, spazi storici e politici e processi di trasformazione. La sua ricerca è stata sviluppata e presentata in relazione a Kunsthalle Wien, Kunstuniversität Linz e Plateau, Vienna, attraverso progetti che combinano installazione, immagine in movimento, ricerca e pratiche collaborative.

Folco Quilici (Ferrara_IT, 1930 – Orvieto_IT, 2018) è stato fotografo, documentarista e scrittore, tra le figure più importanti della divulgazione naturalistica italiana, distinguendosi per una ricerca dedicata al rapporto tra uomo, mare, ambiente e culture. A partire dagli anni Cinquanta sviluppa un linguaggio capace di unire fotografia, cinema, esplorazione e racconto, trasformando l’indagine naturalistica in una forma di narrazione nella quale la conoscenza scientifica si intreccia alla dimensione dell’avventura e alla sensibilità per la salvaguardia dell’ambiente. Sesto Continente riceve il Premio Speciale alla Mostra del Cinema di Venezia (1954), L’ultimo paradiso l’Orso d’argento al Festival di Berlino (1956), Tikoyo e il suo pescecane il Premio UNESCO per la Cultura (1961), Oceano il Premio Speciale al Festival di Taormina (1971) e il David di Donatello speciale (1972), mentre Fratello mare ottiene il Primo Premio al Festival Internazionale del Cinema Marino di Cartagena (1974). Tra il 1966 e il 1978 realizza inoltre i quattordici documentari della serie L’Italia vista dal cielo, accompagnati da sedici volumi illustrati. Nel 1997 riceve l’Award della Historical Diving Society Italia e nel 2008 la Navicella d’Oro della Società Geografica Italiana. Il suo archivio fotografico, costituito da oltre un milione di immagini a colori e in bianco e nero, è oggi affidato all’Archivio Alinari.

Sarah Rinderer (Bregenz_AT, 1994. Vive e lavora a Vienna_AT) è un’artista e autrice la cui ricerca si sviluppa tra arti visive, letteratura e ricerca, distinguendosi per un’indagine sulla lingua, sulle sue lacune, sui silenzi e sugli spazi intermedi che si aprono tra parola e significato. Attraverso lavori concettuali, testi in prosa e poesia, pubblicazioni d’artista e installazioni, l’artista esplora le possibilità di sovrapposizione, trasformazione e traduzione dei significati, utilizzando il linguaggio come materia dell’opera e come strumento per interrogare i processi attraverso cui il significato viene costruito. Ha studiato Bildende Kunst – Experimentelle Gestaltung e Angewandte Kultur- und Kunstwissenschaften presso la Kunstuniversität Linz. Tra i riconoscimenti ricevuti figurano il STARTstipendium für Literatur (2015), il Vorarlberger Literaturpreis (2017), il Kunstförderstipendium für Literatur und Kulturpublizistik della Città di Linz (2019), il Barcelona Stipendium del Land Vorarlberg (2020/21) e il Feldkircher Lyrikpreis (2021). La sua ricerca è stata presentata, tra le altre occasioni, a Höhenrausch – Das andere Ufer, Linz (2018), Soziale Wärme, Festival der Regionen, Perg/Strudengau (2020), e Handapparate, Atelierhaus Salzamt, Linz (2019).

Marcello Ruvidotti (Casorate Primo_IT, 1991. Vive e lavora in Italia). Fotografo e videomaker, diplomato nel 2013 in Tecnica e Linguaggio della Fotografia al C.F.P. Bauer di Milano. La sua ricerca si concentra sul paesaggio, l’architettura e le trasformazioni del territorio in relazione alla presenza umana. Tra i suoi principali progetti Correndo nei boschi (2011-2014), dedicato alla Valle di Susa e al movimento No TAV, e A puro caso (2017-2022), viaggio fotografico nei Balcani sulle tracce della storia dei nonni, pubblicato da Artphilein Editions e vincitore del Fruit Indie Publishing Award 2021. Ha partecipato a The Third Island (Triennale di Milano, 2015) e Verso il Mediterraneo (Istituto Centrale per la Grafica, Roma, 2016-2017). Ha ricevuto inoltre Honorable Mentions agli International Photography Awards (IPA) nel 2012 e 2013.

Umberto Sartorello (Buenos Aires_AR, 1951 Vive e lavora in Italia) è fotografo italo-argentino la cui ricerca si sviluppa nel clima di rinnovamento della fotografia di paesaggio tra gli anni Settanta e Ottanta, concentrandosi sui luoghi ordinari, sulle trasformazioni del territorio e sulle forme non monumentali del paesaggio contemporaneo. Il suo lavoro parte dall’osservazione diretta degli spazi quotidiani e marginali, privilegiando una fotografia attenta alla relazione tra ambiente costruito, territorio e percezione. La sua partecipazione alle esperienze della nuova fotografia italiana degli anni Ottanta lo colloca all’interno di una generazione che ha contribuito a modificare profondamente il modo di rappresentare il paesaggio italiano.

Francesco Stelitano (Sarzana_IT, 1982. Vive e lavora a Milano). Fotografo e artista visivo, nel 2007 consegue il Bachelor in Multimedia Arts all’Accademia di Belle Arti di Carrara e nel 2010 il Master in Documentary Photography al London College of Communication. La sua ricerca, di matrice concettuale e spesso influenzata da temi scientifici, esplora le relazioni tra fenomeni apparentemente distanti, utilizzando la fotografia come strumento di indagine e costruzione visiva. Tra le principali esposizioni: Invisible City (Foiano Fotografia Festival, 2013; Linke Lab, Milano, 2014), The Third Island (Triennale di Milano, 2015), Verso il Mediterraneo (Istituto Nazionale per la Grafica, Roma, 2016), Johanna (Paratissima, Torino, 2019) e Wisdom of Uncertainty (Fondazione Rossi, Nova Milanese, 2021; Liquida Photofestival, Torino, 2022). Dal 2017 insegna Visual Design nel Master in Photography della NABA di Milano.

Giulia Ticozzi (Milano_IT, 1984. Vive e lavora a Milano_IT) è fotografa, photo editor e curatrice, con una formazione in geografia e una ricerca dedicata al territorio, al paesaggio e alle trasformazioni dello spazio contemporaneo. Il suo lavoro attraversa fotografia, editoria, ricerca e pratiche partecipative, concentrandosi sulle relazioni tra luoghi, comunità e processi di trasformazione territoriale. Parallelamente alla pratica fotografica svolge attività di ricerca e curatela e progetta laboratori dedicati all’educazione all’immagine e alla fotografia; ha collaborato come photo editor con La Stampa e la Repubblica ed è membro di Studio Figure. La sua ricerca è stata esposta in istituzioni e musei come: Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2014), Triennale di Milano (2015), Istituto Centrale per la Grafica, Roma (2016–2017), Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo (2011–2012) e Gallerie d’Italia, Torino (2025). Nel 2016–2017 partecipa a Verso il Mediterraneo. Sezioni del paesaggio da Salerno a Reggio Calabria, progetto promosso da ANAS in collaborazione con l’Istituto Centrale per la Grafica e il MAXXI, dedicato alle trasformazioni del paesaggio attraversato dall’A3.

Ernesto Tuliozi (Valeggio sul Mincio_IT, 1954. Vive e lavora in Italia)
Laureato in architettura a Firenze nel 1980, si avvicina alla fotografia tra gli anni Settanta e Ottanta. Nel 1982 conosce Luigi Ghirri e partecipa al progetto Viaggio in Italia (1984), dedicando la sua ricerca al paesaggio contemporaneo, agli spazi urbani e industriali e alla rappresentazione del territorio. Tra le principali esposizioni: Penisola (Graz, 1983), Viaggio in Italia (Bari, 1984), Racconti dal paesaggio (MUFOCO, 2004-2005), Un piede nell’Eden (Reggio Emilia, 2023). Sue fotografie sono conservate nelle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea (MUFOCO) di Cinisello Balsamo.

Andrea van der Straeten (Trier_DE, 1953. Vive e lavora a Vienna_AT) sviluppa una ricerca articolata tra fotografia, disegno, video, film, installazione, linguaggio e libro d’artista, distinguendosi per un’indagine sui dispositivi dell’immagine e sulle relazioni tra linguaggio, rappresentazione e costruzione della memoria. Attraverso differenti media e strategie concettuali, l’artista mette in discussione i processi attraverso i quali le immagini producono significato, lavorando sulle ambiguità tra ciò che viene visto, nominato e ricordato e sviluppando una particolare attenzione per il linguaggio quotidiano, la letteratura e le forme di critica linguistica. Nel 1997 riceve il Robert Schuman Prize for Visual Arts, nel 2007 l’Austrian Graphic Prize e nel 2008 il Kunstwürdigungspreis della Città di Linz. È stata artista in residenza presso la Emily Harvey Foundation di Venezia, la Cité Internationale des Arts di Parigi e l’International Studio & Curatorial Program di New York. La sua ricerca è stata esposta in numerose istituzioni e musei come: Wiener Secession, Vienna (1991), Forum Stadtpark, Graz (1991), Neue Galerie Graz (1994), Styrian Autumn, Graz (2002), Casino Luxembourg – Forum d’art contemporain (2003), CCS Bard Galleries, Annandale-on-Hudson, New York (2010), Landesgalerie Linz (2012), Belvedere, Vienna, Leopold Museum, Vienna, Museum der Moderne Salzburg, mumok – Museum moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien, Generali Foundation, Vienna, Lentos Kunstmuseum Linz e The Galaxy Museum of Contemporary Art, Chongqing; le sue opere sono conservate nelle collezioni del Belvedere di Vienna, del MUDAM Luxembourg, del Museum der Moderne Salzburg, del mumok, della Sammlung der Stadt Wien e della Generali Foundation.

Cuchi White (Cleveland_USA, 1930 – Parigi_FR, 2013) è stata una fotografa americana che ha sviluppato una ricerca originale attraverso il passaggio dalla fotografia sociale della Photo League di New York alla sperimentazione sul colore, sull’architettura, sul trompe-l’œil e sulle illusioni visive. Il suo lavoro mette in discussione il confine tra realtà e rappresentazione, trasformando oggetti, edifici e paesaggi quotidiani in immagini ambigue e spesso ironiche. Nel 1980 presenta il proprio lavoro ai Rencontres d’Arles e nel 1984 partecipa a Viaggio in Italia, collaborando successivamente con Luigi Ghirri a diversi progetti. La sua ricerca è stata esposta a Palazzo Fortuny, Venezia (1982), Calcografia Nazionale, Roma (1982), Musée Réattu, Arles (1986, 1987), Centre Pompidou, Parigi (1989), Musée Nicéphore Niépce, Chalon-sur-Saône (1990), Biennale di Venezia (1993), Musée de la BnF, Parigi (2020, 2022) e Musei Civici di Reggio Emilia (2023).

 

 

Info aggiuntive

ARCHIVI RITROVATI – II edizione

MIPphest 2026 – Orizzonti fluidi 10^ Festival internazionale di fotografia e arti visive


progetto ideato, promosso e organizzato da

MIP – Matera International Photography APS-ETS

curato da

Carla Cantore

direzione artistica

Antonello Di Gennaro

nell’ambito di

Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026

con la collaborazione di

Archivio di Stato – Matera 

patrocinato da

Ministero della Cultura, Direzione Generale Archivi, Sovraintendenza Archeologica e Bibliografica della Basilicata, Archivio di Stato di Matera, Regione Basilicata, Provincia di Matera, Comune di Matera, APT Basilicata, Fondazione Matera Basilicata 2019, Master Universitario di II livello in Neuroestetica, Dipartimento di Medicina dei Sistemi della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e Università degli Studi di Bari A. Moro

partner culturali

FEP - Federation of European Professional Photographers, Malta Photographic Society, MIIP – Malta Institute Professional Photography, FotoDiego Academy,  O.R.A. Osservatorio Ricerca Arti Applicate, Aequamente ass. culturale, Itinerando al Sud – Matera

media partner

Cittadella Taranto TV

Tourpass

sede
Archivio di Stato di Matera

Via T. Stigliani, 25 – Matera

(area soggetta a ZTL, si consiglia di parcheggiare presso i parcheggi esterni al centro e raggiungere Via Tommaso Stigliani a piedi)

accessibilità

La sede dell’Archivio di Stato di Matera garantisce l’accessibilità alle persone con disabilità motoria e offre un percorso dedicato alle persone cieche e ipovedenti, per favorire l’orientamento e la piena fruizione degli spazi.

formato
mostra collettiva, fotografica e documentaria

artisti
Allegra Martin, Andrea Botto, Andrea Cavazzuti, Andrea van der Straeten, Anna Pech, Antonello Di Gennaro, Armando Perna, Carlo Garzia, Claude Nori, Cuchi White, Ernesto Tuliozi, Filippo Menichetti, Folco Quilici, Francesco Stelitano, Fulvio Ventura, Gabriele Basilico, Gaia Cambiaggi, Gianantonio Battistella, Gianni Leone, Giovanni Chiaramonte, Giulia Ticozzi, Guido Guidi, Henri Cartier-Bresson, Luigi Ghirri, Marco Introini, Marcello Ruvidotti, Mario Cresci, Mario Cresci, Mario Tinelli, Martin Bilinovac, Martin Errichiello, Maurizio Montagna, Mimmo Jodice, Natalia Jobe, Olivo Barbieri, Sarah Rinderer, Shelley Hill, Umberto Sartorello, Vincenzo Castella, Vittore Fossati.

inaugurazione
22 settembre 2026, ore 18:30

date

22 settembre > 31 ottobre 2026

orari

lunedì, mercoledì e venerdì: 9:00–13:00

martedì e giovedì: 9:00–13:00 / 15:00–17:30

ingresso

gratuito

 info

+39 393.6500200  - +39 348.2774207

info@materainternationalphotography.com
www.materainternationalphogoraphy.com

https://www.facebook.com/materainternationalphotography/

https://www.instagram.com/mipphest/

ARTISTI

Gabriele Basilico

Olivo Barbieri

Gianantonio Battistella

Martin Bilinovac

Andrea Botto

Gaia Cambiaggi

Henri Cartier-Bresson

Vincenzo Castella

Andrea Cavazzuti

Giovanni Chiaramonte

Mario Cresci

Antonello Di Gennaro

Martin Errichiello

Vittore Fossati

Fulvio Ventura

Carlo Garzia

Luigi Ghirri

Guido Guidi

Shelley Hill

Mimmo Jodice

Gianni Leone

Allegra Martin

Filippo Menichetti

Maurizio Montagna

Claude Nori

Anna Pech

Armando Perna

Natalia Philomena Jobe

Folco Quilici

Sarah Rinderer

Marcello Ruvidotti

Umberto Sartorello

Francesco Stelitano

Giulia Ticozzi

Ernesto Tuliozi

Andrea van der Straeten

Cuchi White

SOSTENUTO / PATROCINATO

Evento sostenuto da Matera 2019

Evento patrocinato da Matera 2019

Programma ufficiale di Matera 2019

Con il patrocinio

organizzato da

Matera International Photography

Profilo


Co-organizzatori

In collaborazione con

Aequamente ass. culturale

Archivio di Stato – Matera

FotoDiego Academy

Itinerando al Sud – Matera

MIIP – Malta Institute Professional Photography

O.R.A. Osservatorio Ricerca Arti Applicate

Tourpass

FEP - Federation of European Professional Photographers

Malta Photographic Society

CONDIVIDI

Aggiungi al calendario

MIPphest2026 10^ Festival Internazionale di fotografia e arti visive

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Carla Cantore
Telefono: 3482774207
Email: info@materainternationalphotography.com

Quando

da Mar 22 Settembre 2026

Sab 31 Ottobre 2026

dalle h 09.00 alle h 13.00

dalle h 15.00 alle h 17.00

Orario consigliato di arrivo:

Dove

Archivio di Stato di Matera

Via Tommaso Stigliani, 25 Matera (MT)

Mappa

Costo e Target

Gratuito

Adatto a tutti, Adatto alle famiglie, Adatto alle scuole, Adatto ai giovani 16 - 30, Adatto a pubblico di settore, Adatto agli adulti

ARTISTI

Gabriele Basilico

Olivo Barbieri

Gianantonio Battistella

Martin Bilinovac

Andrea Botto

Gaia Cambiaggi

Henri Cartier-Bresson

Vincenzo Castella

Andrea Cavazzuti

Giovanni Chiaramonte

Mario Cresci

Antonello Di Gennaro

Martin Errichiello

Vittore Fossati

Fulvio Ventura

Carlo Garzia

Luigi Ghirri

Guido Guidi

Shelley Hill

Mimmo Jodice

Gianni Leone

Allegra Martin

Filippo Menichetti

Maurizio Montagna

Claude Nori

Anna Pech

Armando Perna

Natalia Philomena Jobe

Folco Quilici

Sarah Rinderer

Marcello Ruvidotti

Umberto Sartorello

Francesco Stelitano

Giulia Ticozzi

Ernesto Tuliozi

Andrea van der Straeten

Cuchi White

SOSTENUTO / PATROCINATO

Evento sostenuto da Matera 2019

Evento patrocinato da Matera 2019

Programma ufficiale di Matera 2019

Con il patrocinio

organizzato da

Matera International Photography

Profilo


Co-organizzatori

In collaborazione con

Aequamente ass. culturale

Archivio di Stato – Matera

FotoDiego Academy

Itinerando al Sud – Matera

MIIP – Malta Institute Professional Photography

O.R.A. Osservatorio Ricerca Arti Applicate

Tourpass

FEP - Federation of European Professional Photographers

Malta Photographic Society

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