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Latifa Echakhch, Philippe Favier, Marco Godinho, Bouchra Khalili, Runo Lagomarsino, Andrea Nolè, Edi Rama


Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea, nell’ambito di rafforzamento della sua agentività per la valorizzazione sussidiaria di beni culturali, la realizzazione di mostre quali luoghi ospitanti di conoscenza e sulla partecipazione del pubblico, presenta un ciclo di progetti dedicati al programma culturale di “Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026”. Un’occasione per celebrare il Mediterraneo come simbolo di dialogo, inclusione e integrazione, che mette in luce come l’arte contemporanea possa essere un ponte tra culture, storie e territori diversi.

Nel 2026 Matera in Italia e Tètouan in Marocco sono designate Capitali Mediterranee della Cultura e del Dialogo, riconosciute come città-simbolo di scambio, cooperazione e confronto interculturale nel bacino del Mediterraneo. In questo quadro, Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea quale istituzione animata dalla volontà di contribuire allo sviluppo culturale per produrre sapere espanso e consolidare le espressioni artistiche nella società rendendole visibili, rilevanti e significative, promuove il progetto espositivo “FERDINANDEA: portolano mediterraneo”, promosso in collaborazione con  Comune di Matera, Regione Basilicata, Ministero della Cultura e il sostegno di Fondazione Banca Popolare di Puglia e Basilicata.

Questa seconda iniziativa del calendario 2026 della Fondazione SoutHeritage, dedicato al programma “Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026”, nasce con l’intento di porre l’arte contemporanea al centro di una riflessione critica sul Mediterraneo, inteso non soltanto come spazio geografico, ma anche come ambito simbolico, storico e culturale, attraversato da relazioni, conflitti, scambi e forme di coabitazione, crocevia costante eppure mutevole di popoli e lingue e quindi terreno fertile per una crescita della consapevolezza sociale e culturale.

Cuore simbolico del progetto, in relazione al tema del dossier di Matera Capitale intitolato “Terre Immerse”, è l’immagine dell’Isola Ferdinandea: un’isola vulcanica emersa nel 1831 nel Canale di Sicilia e destinata a scomparire sotto la superficie del Mediterraneo nel giro di pochi mesi; prima di inabissarsi, fu rivendicata e contesa da diverse potenze europee, quali Italia, Francia e Inghilterra (anche sul piano onomastico: Ferdinandea per gli italiani, Graham Island per gli inglesi e Île Julia per i francesi). Assumendo quindi  l’Isola Ferdinandea come apparizione geografica, costruzione politica e figura critico-simbolica di appropriazione culturale e instabilità, la mostra, concepita come un portolano (cioè una  mappa di strumenti di orientamento e attraversamento di un territorio), delinea - tramite i lavori degli artisti Latifa Echakhch, Philippe Favier, Marco Godinho, Bouchra Khalili, Runo Lagomarsino, Andrea Nolè, Edi Rama - una visione del Mediterraneo contemporaneo non come spazio stabile o identità condivisa, ma come territorio costantemente negoziato che, lontano dalla semplice visione geografica, si configura come un dispositivo culturale e politico attraversato da fratture coloniali e postcoloniali, economiche e ecologiche, che non cessano di ridefinirne i confini e i significati. Così come l’isola da cui prende il titolo l’esposizione, anche il Mediterraneo è qui inteso come un luogo di emersioni e immersioni in cui alcune storie o temi affiorano con forza, altri restano sommersi o vengono attivamente rimossi. Le opere in mostra si situano, dunque, in questa tensione presentandosi come forme temporanee di visibilità e isole di senso che questionano vari aspetti del Mediterraneo (dalla politica all’economia, dalle migrazioni alla multiculturalità). Gli artisti e le artiste coinvolti, provenienti da contesti diversi ma legati al Mediterraneo, non costruiscono dunque un racconto unitario, ma un campo polifonico di prospettive le cui pratiche mettono in discussione ogni idea di centro, proponendo invece una geografia mobile, fatta di attraversamenti, dislocazioni e appartenenze multiple. In questo quadro, Ferdinandea, non rappresenta, dunque, solo un riferimento storico-simbolico, bensì un metodo: una modalità di pensare il territorio come qualcosa che appare e scompare, che sfugge alla fissazione e resiste a definizioni univoche. Anche il percorso espositivo vuole riflette questa condizione evitando linearità e gerarchie per privilegiare relazioni fluide, accostamenti instabili e possibilità di slittamento di senso fra le opere esposte. Infatti, la Fondazione, nell’ambito della sue pratiche espositive volte a superare i formati ostensivi tradizionali per promuovere esposizioni come organizzazioni di contesti di esperienza per il pubblico, ha concepito la mostra come un dispositivo di relazione che ha comportato l’allestimento di tutte le opere a un’altezza di visione volutamente fuori scala, fissata a 6 metri al di sotto della volta dello spazio espositivo. Tale misura, calcolata inferiormente rispetto alla linea di colmo del soffitto e non in elevazione da terra, rimanda all’attuale quota batimetrica (-6 m. dalla superficie del Mediterraneo) dell’isola Ferdinandea evocata nel titolo della mostra. Tale quota istituisce una linea invisibile, ma al tempo stesso operativa, configurandosi come un dispositivo di orientamento percettivo che attraversa lo spazio espositivo e lo riconfigura come ambiente immersivo. Più che un semplice riferimento simbolico, la linea a -6 metri agisce, infatti, come una “quota sommersa” che disloca il regime abituale della visione, sovvertendo le coordinate antropometriche convenzionali. In questo modo, il visitatore viene posto in una condizione di coincidenza tra il proprio asse visivo e la profondità dell’isola, atta a esperire una forma di identificazione incarnata in cui il corpo diviene misura e, al contempo, strumento di attraversamento simbolico. Se l’Isola Ferdinandea è esistita solo per un breve momento, nella mostra la sua immagine continua a persistere come traccia e come ipotesi rivelando e simboleggiando un Mediterraneo non come semplice area geografica, ma come costruzione in atto, un campo aperto in cui le opere agiscono come segnali intermittenti, capaci di rendere visibili alcune tensioni che lo attraversano.

La fondazione inoltre, nel perseguire uno degli obiettivi alla base del suo mandato e cioè quello di mettere in primo piano l’accesso alla cultura grazie a nuovi modelli di diffusione pubblica considerando la mostra e la storia dell’arte pretesti per aprire un dialogo sull’ “osservazione partecipante”, nell’ambito del suo programma di mediazione denominato “Le (d)istanze del pubblico”, prevede, in alternativa al flusso di informazioni verticale sulle opere in mostra, l’organizzazione di un programma di mediazione (non guida) che in chiave performativa cerca di adattare modi e dialoghi sull’esposizione interpretando i diversi interessi e tensioni del pubblico; a completamento del percorso espositivo un apparato di didascalie ragionate (provviste di hashtag e mention) e fogli di sala, arricchiscono e accompagnano il visitatore nell’offerta informativa. In aggiunta, in un’ottica di riflessione sul “formato mostra” come luogo di relazioni con le opere che tornano a essere segni comunicanti e non solo elementi paradigmatici da analizzare, il progetto espositivo promuove un articolato public program d’incontri e momenti di confronto concepiti come parte integrante del progetto.


In contemporanea alla mostra, rimane anche fruibile il progetto MICHELANGELO PISTOLETTO - arte come documento di dialogo. Un progetto espositivo multilocato promosso in collaborazione con Fondazione Pistoletto, INBA - Institut National des Beaux-Arts / Tètouan e la rete diffusa di Istituti Italiani di Cultura nell’area mediterranea, avente come fulcro la ““Dichiarazione di Fondazione del Parlamento Culturale Mediterraneo”, presentata per la prima volta dall’artista nel 2008 a Strasburgo e oggi riletta alla luce delle urgenze del presente. In questo contesto, il progetto si articola in una dimensione transnazionale presentando la dichiarazione simultaneamente in più sedi: a Matera, presso la Fondazione SoutHeritage sotto forma di banner fruibile dal contesto urbano 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per l’intero arco dell’anno di Matera Capitale Europea del Mediterraneo; a Tétouan, presso l’INBA – Institut National des Beaux-Arts e all’interno degli Istituti Italiani di Cultura di Tirana, Tripoli e Algeri, sotto forma di poster rilegati in risme collate per facilitarne la circolazione e la fruizione diretta. Attraverso questa dimensione espositiva diffusa che annulla simbolicamente le gerarchie tra centro e periferia, tra nord e sud, tra una sponda e l’altra del Mediterraneo, ogni luogo coinvolto diventa nodo attivo di una rete culturale condivisa, in cui la fruizione della dichiarazione restituisce al Mediterraneo la sua vocazione originaria di spazio che unisce più che dividere.

 

ARTISTI

Latifa Echakhch
(El Khnansa_MA, 1974. Vive e lavora a Martigny_CH)
Artista visiva contemporanea franco-marocchina che con svariate tecniche crea interventi site-specific, che dialogano e si relazionano armonicamente con la struttura e la storia del luogo che li accoglie. Creatrice di installazioni tra surrealismo e concettualismo che interrogano con economia e precisione l'importanza dei simboli, della fragilità del modernismo, dello sradicamento e del senso di estraneità rispetto agli usi e ai costumi delle nazioni, nel 2011 ha partecipato alla Biennale di Venezia e nel 2013 ha vinto il Premio Marcel-Duchamp. Sue opere sono state esposte presso: Tate Modern, Londra (2008), Fridericianum, Kassel_CH (2008), Swiss Institute Contemporary Art New York, New York (2009), Portikus, Frankfurt (2012), Hammer Museum, Los Angeles(2013), The Power Plant, Toronto (2016), Istanbul Biennial, Istanbul (2017), New National Museum of Monaco (2018), Kunsthalle Mainz, Mainz (2019).

Philippe Favier (Saint-Etienne_F, 1957 - 2026)
Diplomato all’École des Beaux-Arts di Saint-Étienne nel 1984, appare sulla scena artistica distinguendosi dalle correnti pittoriche dominanti (Graffitismo e Transavanguardia) per la sua verve narrativa, la delicatezza e l’ umorismo che lo ha portato a sviluppare una delle ricerche più originali e autentiche della sua generazione. Imbevuto di un immaginario legato alla fotografia, al cinema e alla poesia, l’universo sviluppato dall’artista attinge tanto alle scene ordinarie del quotidiano quanto al vasto repertorio della storia dell’arte, riuscendo a immaginare “nuovi mondi” servendosi di cartografie, cataloghi e fotografie. La sua ricerca è stata esposta in numerose istituzioni e musei come: Musée de Grenoble (2025), Center of Contemporary Art La Halle, Vienna (2022), Musée de Rouen (2021), Maison Européenne de la Photographie, Parigi (2013), Musée d'art moderne et d'Art contemporain, Nizza (2009), Musée d'art contemporain, Lyon (2005), Musée d'Art moderne de Saint-Étienne (1996), Museum of Modern Art, Ankara (1992), Musée des Beaux-Arts, Mulhouse (1991), Biennale di Lyon, (1991), Manifesta (2024), Beijing International Art Biennale (2005), Kiasma, Museum of Contemporary Art, Helsinki (2003),  De Appel Arts Centre, Amsterdam (1992), Biennale di Venezia (1988), Istanbul Biennial (1987).

Marco Godinho (Salvaterra de Magos_PT, 1978.  Vive e lavora in Lussemburgo)
Formatosi accademicamente presso l’ École Nationale Supérieure d’Art de Nancy (Fr), presso l’École d’Arts de Lausanne (CH) e presso la Kunst Akademie di Düsseldorf (D), nella sua pratica di stampo concettuale, Godinho riflette sull’esperienza soggettiva di tempo e spazio, affrontando i temi dell’esilio, della memoria e della geografia, ispirato dalla sua stessa esperienza di vita nomade a cavallo fra culture, lingue e luoghi. Ha esposto con mostre personali in varie istituzioni come Casino Luxembourg, Lussemburgo (2019), MAMAC, Nizza (2016), MNAC, Lisbona (2015), Museo universitario di Medellin, Colombia (2013), Centre d’art contemporain, Metz (2013). Ha partecipato a mostre collettive presso Villa Empain, Bruxelles (2020), Frac Occitane, Tolosa (2019), Magasin des Horizons, Grenoble (2018). Ha partecipato come artista del padiglione del Lussemburgo alla 58° Biennale d’Arte di Venezia (2019), alla Biennale di Dakar (2018) e alla Biennale di Lione (2017).

Bouchra Khalili (1975, Casablanca_MA. Vive e lavora a Vienna_A)
Artista e studiosa franco-marocchina la cui pratica multidisciplinare sviluppa strategie collaborative di narrazione insieme alle comunità escluse da appartenenza o cittadinanza. Cresciuta tra la Francia e il Marocco, ha studiato cinema all'Università Sorbonne Nouvelle ed è diplomata all'École Nationale Supérieure d’Arts de Paris-Cergy. La sua ricerca, tra film, video, installazioni, fotografia e serigrafia, esplora il linguaggio, l’oralità, la soggettività e le geografie, ed è stata esposta presso istituzioni come: Biennale di Venezia (2013 e 2024), Museo Jeu de Paume, Parigi (2018); Documenta 14, Athens/Kassel (2017), MoMA, New York (2016), Palais de Tokyo, Parigi (2015), MACBA, Barcellona (2015), New Museum, New York (2014), Biennale di Sydney (2012), Biennale di Sharjah (2011).

Runo Lagomarsino (Lund_SE, 1977. Vive e lavora a Malmö_SE)
Artista visivo formatosi all’Accademia di Belle Arti di Gothenburg e Malmo. Nella sua pratica artistica rivisita temi quali la lingua, la storiografia e la geografia, utilizzando vari materiali e medium. Consapevole delle implicazioni concettuali dei materiali e dei media, l’artista si muove senza soluzione di continuità tra collage, disegno, installazione, performance e video. Suoi lavori sono stati presentati presso: la Marabou Parken Konsthall, Stoccolma (2024), la Lunds Konsthall (2021), il Moderna Museet, Stoccolma (2019), il Dallas Museum of Art, Dallas (2018), la Daad Galerie Berlin (2019), PAC, Milano (2018), LACMA, Los Angeles, (2017), Fondazione Trussardi, Milano (2017), Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid (2014), Guggenheim Museum, New York (2014). Ha inoltre partecipato alla Triennale di Guangzhou e alla Biennale di Gwangju (entrambe del 2008), alla Biennale di Venezia (2011 e 2015), alla Biennale di Istanbul (2011), alla Biennale d'arte di San Paolo (2012), a Prospect New Orleans (2017), alla Biennale di Göteborg (2015 e 2021) e alla Biennale degli Urali (2021) e alla Biennale di Gwangju (2024).

Andrea Nolè (Potenza_I 1985. Vive e lavora a Matera e Potenza)
Artista la cui ricerca si muove fra Graffitismo, Arte Pubblica e installazioni, dando vita a progetti in situ in cui l’attenzione è fortemente rivolta al contesto sociale, all’architettura, all’utilizzo della parola, ma anche alla messa in discussione delle pratiche tradizionali della Street Art. Numerosi sono i suoi interventi indipendenti realizzati tra spazi pubblici e periferie in città come: Roma, Torino, Potenza,  Milano, Madrid, Bilbao,  Dusseldorf e Buenos Aires. Il suo lavoro è stato presentato in contesti internazionali presso istituzioni come:  il Museo Reina Sofia di Madrid e l’ESADMM - L'école supérieure d'art et de design Marseille-Méditerranée di Marsiglia.

Edi Rama (Tirana_AL, 1964. Vive e lavora a Tirana)
Uomo politico, artista e saggista. Docente di Pittura e Lettere presso l’Accademia delle Belle Arti di Tirana, ha intrapreso la carriera politica nel Partito Socialista, di cui dal 2005 è presidente, ha ricoperto la carica di Ministro della Cultura, della Gioventù e dello Sport tra il 1998 e il 2000; dal 2000 al 2011 è stato anche sindaco di Tirana realizzando importanti interventi di riqualificazione urbana. Dal 2014 è Primo Ministro dell’Albania. Come artista ha partecipato alla Biennale di San Paolo in Brasile nel 1994 e alla Biennale di Venezia nel 1999, 2003 e 2017. Ha tenuto diverse mostre personali: presso la National Art Gallery of Albania, Tirana (1992), al Palais Jalta di Francoforte, Germania (1997), presso la Galleria Alfonso Artiaco di Napoli, Italia (2016, 2020) e la Marian Goodman Gallery di Parigi, Francia (2024).

 

 

Info aggiuntive

FERDINANDEA: portolano mediterraneo”

 


progetto promosso e edito da
Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea
redatto da
Angelo Bianco-Chiaromonte
coordinato da
Roberto Martino, Francesca De Michele
nell’ambito di
Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026
prodotto con il supporto di
MiC – Ministero della Cultura
Regione Basilicata
Palazzo Viceconte – Cultura
Bgreen – Agricoltura e Partecipazioni
il sostegno di
Fondazione Banca Popolare di Puglia e Basilicata
la collaborazione di
Galleria Alfonso Artiaco / Napoli
il patrocinio di
Comune di Matera
sedi
Padiglione SoutHeritage, Via S. Potito 7 – Rioni Sassi, Matera
(area soggetta a ZTL, si consiglia di parcheggiare presso i parcheggi esterni al centro
e raggiungere P.zza Duomo – V. S. Potito a piedi)
formato
mostra collettiva
artisti
Latifa Echakhch, Philippe Favier, Marco Godinho, Bouchra Khalili, Runo Lagomarsino, Andrea Nolè, Edi Rama
inaugurazione
27 giugno, ore 18:30
date
30 giugno > 05 settembre 2026
orari
dal martedì al sabato, dalle 17:00 alle 20:00
ingresso
gratuito
info
+ 39 0835 231767
info@southeritage.it
www.southeritage.it
www.facebook.com/FondazioneSoutHeritage
www.twitter.com/SoutHeritage
www.instagram.com/fondazione_southeritage

ARTISTI

Latifa Echakhch

Philippe Favier

Marco Godinho

Bouchra Khalili

Runo Lagomarsino

Andrea Nolè

Edi Rama

SOSTENUTO / PATROCINATO

Evento sostenuto da Matera 2019

Evento patrocinato da Matera 2019

Programma ufficiale di Matera 2019

Con il patrocinio

organizzato da

Fondazione SoutHeritage

Profilo


Co-organizzatori

In collaborazione con

Galleria Alfonso Artiaco / Napoli

MiC – Ministero della Cultura

Regione Basilicata

CONDIVIDI

Aggiungi al calendario

Dom 28 Giugno 2026
Lun 29 Giugno 2026
Mer 01 Luglio 2026
Gio 02 Luglio 2026
Ven 03 Luglio 2026
Sab 04 Luglio 2026
Mar 07 Luglio 2026
Mer 08 Luglio 2026
Gio 09 Luglio 2026
Ven 10 Luglio 2026
Sab 11 Luglio 2026
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Ven 31 Luglio 2026
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Mar 01 Settembre 2026
Mer 02 Settembre 2026
Gio 03 Settembre 2026
Ven 04 Settembre 2026
Sab 05 Settembre 2026

Mostra arte contemporanea

Vedi tutti gli eventi del progetto

FERDINANDEA: portolano mediterraneo

arte contemporanea arte contemporaneaeducation

referente

Per informazioni sull'evento:
segreteria Fondazione SoutHeritage
Telefono: 0835231767
Email: info@southeritage.it

Quando

da Dom 28 Giugno 2026

Sab 05 Settembre 2026

Orario consigliato di arrivo: 17:00

Dove

Fondazione SoutHeritage

Via San Potito, 7 Matera (MT)

Mappa

Costo e Target

Gratuito

Adatto a tutti, Adatto alle famiglie, Adatto alle scuole, Adatto ai giovani 16 - 30, Adatto a pubblico di settore, Adatto agli adulti

ARTISTI

Latifa Echakhch

Philippe Favier

Marco Godinho

Bouchra Khalili

Runo Lagomarsino

Andrea Nolè

Edi Rama

SOSTENUTO / PATROCINATO

Evento sostenuto da Matera 2019

Evento patrocinato da Matera 2019

Programma ufficiale di Matera 2019

Con il patrocinio

organizzato da

Fondazione SoutHeritage

Profilo


Co-organizzatori

In collaborazione con

Galleria Alfonso Artiaco / Napoli

MiC – Ministero della Cultura

Regione Basilicata

CONDIVIDI

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Dom 28 Giugno 2026
Lun 29 Giugno 2026
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